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Alvaro
Siza è uno dei maggiori architetti contemporanei;
ne sono documento inanzi tutto la qualità dei suoi lavori,
assieme alla valutazione della critica e al pubblico riconoscimento
legato, fra l'altro, anche a prestigiosi premi internazionali,
come il Mies van der Rhoe Prize nel 1998 e il Pritzker Prize
del 1992.
Del progettare, Siza ha un'idea elevata: "l'architettura
è un'arte",
Un affermazione semplice e orgogliosa, ma anche controversa in
un periodo in cui l'arte di edificare" non si è sempre
mostrata all'altezza della propria nobile vocazione. Un'aspirazione
all'arte del progetto, ma anche al dialogo fra le Arti dentro
il progetto, per cui quasi sempre le sue architetture si presentano
come "opere totali". Non trascurano
cioè alcun elemento che con esse possa integrarsi e dialogare,
dal contesto ambientale circostante all'opera d'arte vera e propria,
ma neppure qualunque cosa sia possibile disegnare e realizzare,
dalle finiture agli arredi.
Alvaro Joaquim Melo Siza Vieira è nato nel 1936 a Mathosinhos,
alla periferia di Porto; ha studiato alla scuola di Belle Arti
di Porto dal 1949 al 1955. I n una autobiografia, con il sense
of humor che lo contraddistingue, parlando di sè in terza
persona, ricorda: "è diventato architetto,
piuttosto che scultore, per non contraddire il padre".
Dal 1955 al
1958 ha collaborato con Fernando Tavora, uno dei più importanti
architetti portoghesi degli anni Cinquanta, sensibile alla ricerca
d'integrazione fra gli elementi tradizionali o locali della pratica
del costruire e i modelli del Modernismo. Il primo lavoro importante
di Siza è proprio del 1958,
quando progetta il ristorante Boa Nova a
Leca da Palmeira, dove
ancora fra il 1961 e 1966 realizzerà una piscina. In una
situazione ambientale incantevole, sulla riva dell'oceano, la
bassa architettura dell'edificio "dialoga" con gli
elementi naturali, la roccia e l'acqua, contrapponendo o integrando
l'artificiale del costruito con il naturale dello spazio circostante.
"L'ARCHITETTO LAVORA MANIPOLANDO LA MEMORIA"
"La relazione tra natura e costruzione è decisiva
nell'architettura. Questa relazione, che è fonte permanente
di ogni progetto, la percepisco come un'ossessione",
afferma Siza. Da Boa Nova, questa sensibilità rappresenta
una delle costanti nelle opere dell'architetto portoghese.
Il linguaggio che Siza adotta fin dall'esordio è certo
debitore ai maestri dell'architettura funzionalista, - fra
le altre cose - nelle forme geometriche, le linee spigolose
e rigorose, i materiali rudi; ma il suo progettare è evidentemente
sempre alla ricerca di qualche cosa di più, di "parole" diverse.
I critici hanno trovato nei suoi edifici echi di architetti
modernisti meno ortodossi, come ad esempio Alvar Aalto o Frank
Loyd Wright. Debiti che Siza riconosce; "ritengo possibile
l'individuazione dei riferimenti di un'opera - ha scritto -
ma la difficoltà sarà enorme
se l'opera è matura, perchè non ci sarà una
sola relazione ben si molte... L'architetto
lavora manipolando la memoria, non ci sono dubbi,
coscientemente ma molto più spesso
inconsciamente".
In quarant'anni Siza ha realizzato molti
progetti in Portogallo e nel mondo, alcuni di questi a volte
elaborati e condotti a termine nel corso di parecchi anni.
Perchè il
suo metodo di lavoro predilige un legame stretto con il "luogo" fisico
specifico delle architetture, spesso anche una relazione forte
con committenti o fruitori. Perchè, spiega sempre Siza,
a proposito dell'approccio al progetto, che per personale natura
e per scelta, è lento, ponderato, fatto di progressivi
avvicinamenti al cuore di un problema e di una visione, di
aggiustamenti e ripensamenti, "solo così è possibile
raggiungere un perfezionamento, nella realizzazione, che arrivi
fino alla poesia".
Ha progettato nella grande e piccola scala: impianti
urbanistici - ad esempio, nel 1988 il
piano per la ricostruzione del Chiado, una vasta area
dentro la città di Lisbona
devastata da un incendio - spazi pubblici, come scuole, luoghi
di culto e musei, e residenze private.
Nel padiglione del Portogallo all'Expo
di Lisbona del 1998,
i due squadrati corpi principali sono scanditi e simmetricamente
ripartiti da alte colonne; contengono gli ambienti di servizio
destinati, fra l'altro, a presentazioni, conferenze, e decorati
negli interni dallo stesso Siza e da un altro famoso architetto
portoghese che ha lavorato a lungo con lui, Eduardo Souto de
Moura. I due parallelepipedi sono uniti da una grandiosa e spettacolare "vela" di
cemento armato, ancorata con tiranti in acciaio, sotto la cui
copertura si possono svolgere manifestazioni all'aperto.
"ARCHITETTURA E GEOMETRIZZARE "
"Architettura è geometrizzare" per
Siza; ma di questa geometria pare non accontentarsi mai, e sempre
lavora per collocarvi "altro", un piccolo o grande "scarto" affascinante:
una prodigiosa copertura, oppure, ad esempio, l'andamento curvilineo
di un fronte dell'edificio - come nella Biblioteca
dell'università di
Aveiro del 1988 -, o una loggia belvedere aggettante che
rimanda all'incontro/incastro di volumi architettonici - come
nel recente rettorato dell'università di
Alicante.
Siza ha progettato diversi edifici per le Università,
fra la fine degli anni Ottanta e primi del successivo.
La facoltà di architettura di Porto, realizzata
a partire dal 1985, si distende lungo le rive del fiume Douro
che attraversa la città. I piccoli padiglioni che contengono le aule,
hanno ampie superfici vetrate che guardano nel verde; alcune
delle facciate rivolte verso l'esterno presentano una giocosa
ricerca di immagini antropomorfe.
Il problema del legame fra l'architettura e il suo "intorno" è centrale
nelle opere di Siza. Quando manca la relazione con la natura, è allora
importante cercare il dialogo con le preesistenze architettoniche.
Il
Centro galiziano per le Arti Contemporanee di Santiago de Compostela,
condotto a termine nel 1993, ma pensato durante un decennio,
si dispone dentro un triangolo a pochi passi dal Santuario;
il rivestimento dei volumi geometrici dell'edificio in granito
si armonizza perfettamente con i palazzi antichi. All'interno,
le candide sale destinate all'esposizione delle opere d'arte
sono segnate da tagli, percorsi che conducono luce, rivelano
soluzioni spaziali. Non diversamente da come accade, ad esempio,
nella Chiesa di Santa Maria a Marco de Canavezes,
sempre in Portogallo. Una lunga apertura corre lungo L'intera
navata della chiesa portando, assieme ad altre più ampie poste alla
sommità delle
alte pareti bianche, una luce calda e soffusa. Altrettanto studiati
i pavimenti in legno, il rivestimento in piastrelle della parte
inferiore dei muri, le semplici sedute. "Mi interessa il
concetto di organico in architettura - ha scritto - nel senso
che Frank Lloyd Wright propone: il rapporto tra tutti gli elementi
della costruzione, in modo che il tutto e le parti si generino
e si influenzino mutualmente...
La sintesi tra espressionismo
e razionalismo alimenta la riflessione e la produzione contemporanee".
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